LACRIME E GOL DI INSIGNE NELL’ULTIMA AL “MARADONA”: IL NAPOLETANO NON SEMPRE AMATO DA “NAPOLI”

Giuseppe Manzo – Il gol su quel rigore prima sbagliato e poi ripetuto. Le lacrime, l’omaggio della società e dei compagni, gli spalti che alzano alto il suo nome. Lorenzo Insigne gioca l’ultima allo stadio Maradona prima di prendere il volo per Toronto e lasciare quella maglia, l’unica, con cui in questi 10 anni ha giocato ad alti livelli in serie A e in Europa. La partita contro il Genoa è finita 3-0 con le reti anche di Osimhen e Lobotka ma diventa un dettaglio.

Va via come secondo marcatore di tutti i tempi, dietro solo a Ciro Mertens. Ha vinto due Coppe Italia e una Supercoppa, per due volte ha sfiorato lo scudetto con la squadra della sua città. Benitez lo ha consacrato nella stagione 2013-2014 dopo che Mazzarri un anno prima faceva sedere in panchina l’allora 20enne Lorenzo come vice Pandev. In Champions ha realizzato giocate e soprattutto reti meravigliose al Bernabeu e al Parco dei Principi, mentre in casa contro il Dortmund (la prima), il City e il Liverpool. Con la nazionale ha consacrato la sua carriera vincendo i campionati europei a Wembley.

Lacrime e abbracci delle curve e di tanti tifosi ma c’è pure tanta Napoli che non lo ha mai amato. C’è una parte della stampa che non lo ha mai visto come campione ma come buon giocatore promuovendo anche la sua vendita in fase di trattative per l’ingaggio. Per una parte della tifoseria era e resta ” ‘o cafone” della provincia a cui non si perdonavano mai gli errori fino a linciarlo via social per il rigore sbagliato in Supercoppa italiana contro la Juventus a gennaio 2021.

Ancora oggi molti rimproverano la mancata festa ad Hamsik o addirittura a Maradona esasperando confronti e paragoni insostenibili. Lorenzo, il napoletano dal carattere spumantino che ha mantenuto la sua “napoletanità” spontanea e pop con gli scherzi e il dialetto distillato anche in campo, ha dovuto subire quella odiosa spocchia di una parte di città che non vuole mai i napoletani bravi a casa propria: c’è una Napoli che ai figli di talento, parafrasando Totò, li vuole applaudire quando vanno via o quando muoiono.

Invece un grazie Lorenzo per 10 anni in cui un napoletano di classe ha deliziato i campi di tutta Europa con quel 24 sulle spalle.

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