DOPO PUNTATA SU CAPACI E STRAGI MAFIOSE PERQUISITI PAOLO MONDANI E REDAZIONE REPORT

La Direzione investigativa antimafia ha perquisito l’abitazione di un giornalista della trasmissione tv Report, Paolo Mondani, su mandato della Procura di Caltanissetta. In una nota la Procura di Caltanissetta spiega che la perquisizione “non riguarda in alcun modo l’attività di informazione svolta dal giornalista, benché la stessa sia presumibilmente susseguente ad una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziario”.

Sigfrido Ranucci, volto del programma, sulla sua pagina Facebook parla anche di una perquisizione nella redazione di Report e nella sua abitazione.

“Il motivo – scrive Ranucci – sarebbe quello di sequestrare atti riguardanti l’inchiesta di ieri sera sulla strage di Capaci, nella quale si evidenziava la presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di avanguardia nazionale, sul luogo dell’attentato di Capaci. Gli investigatori – ancora Ranucci – cercano atti e testimonianze anche su telefonini e pc”.

Sono arrivate le reazioni immediate di Fnsi e Usigrai con Beppe Giulietti che annuncia la sua visita oggi alla redazione di Report mentre per il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra questa perquisizione “non va bene”.

La pista nera, P2 e Gladio dietro il disegno stragista ’92-’93

La ricostruzione storica e d’inchiesta di Paolo Mondani si base su una serie di testimonianze con ex carabinieri ed ex poliziotti che all’inizio degli anni Novanta hanno seguito piste in cui emergono personaggi della destra eversiva al soldo dello “Stato parallelo”, P2 e Gladio”, una struttura politico-militare tirata in ballo nel novecento italiano come “cane da guardia” del patto atlantico in fuzione anti-comunista. Nel biennio stragista del ’92-’93 la ricostruzione di Mondani intende scoperchiare “la bestia nera” che si muoveva (e muove) parallelamente alla storia ufficiale di questo Paese. Da Stefano Della Chiaie al “mostro” dei servizi segreti la puntata di Report porta in prima serata nomi che dal buio della prima repubblica accendono i riflettori su dinamiche di potere inserite nel contesto internazionale della Guerra Fredda e post caduta del Muro di Berlino, fino alla tesi del generale Usa Westmoreland (copia trovata in tasca alla figlia di Licio Gelli) ribadita dall’ex capo antiterrosismo del Sismi Paquale Notarnicola a Mondani.

Da questa ricostruzione scatta la decisione della Procura di Caltanissetta: “sono del tutto destituite di fondamento le affermazioni circa la sussistenza di specifiche e tempestive dichiarazioni rese da Alberto Lo Cicero”, sugli incontri del boss Totò Riina prima della strage di Capaci, “e, quindi, che sarebbe stato possibile evitare la strage di Capaci ed anticipare di alcuni mesi la cattura” del boss di Corleone. Lo afferma il procuratore Salvatore De Luca, nella nota in cui spiega i motivi della perquisizione nell’abitazione del giornalista di Report Paolo Mondani, all’indomani dell’intervista all’ex brigadiere dei carabinieri Walter Giustini.

Quest’ultimo ha parlato anche del contenuto di alcune rivelazioni del pentito Lo Cicero che sarebbero avvenute prima della strage di Capaci. Giustini nell’intevista rivela di avere informato i suoi superiori delle rivelazioni di Lo Cicero “prima delle stragi del 1992”, mentre il ‘capo dei capi’ verrà arrestato soltanto il 15 gennaio del 1993. 

Dopo 30 anni in Italia è ancora molto difficile se non impossibile fare i conti con la propria storia, quella stessa storia su cui Falcone prima e Borsellino dopo avevano messo le mani pagando con la vita. E oggi costa la perquisizione ai danni di un giornalista e di una intera redazione.

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