CAMPANIA, DE LUCA LANCIA DOPPIO ALLARME SU ISCHIA E SULLA DIFESA DELLA SANITÀ PUBBLICA

Sanità pubblica e Ischia: De Luca lancia due allarmi per il 2023 in Campania. “La prima battaglia che lancia la Regione Campania è quella in difesa della sanità pubblica che è in discussione: stiamo arrivando in maniera impercettibile a un sistema americano. Qualcuno potrebbe parlare di modello lombardo, ma non voglio intervenire su altre realtà. Ad ogni modo noi andiamo verso lo smantellamento della sanità pubblica”.

È il giudizio espresso dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Santa Lucia. “Dobbiamo stare attenti – ha spiegato – perché non c’è un euro stanziato per la sanità pubblica, la difenderemo perché è chiaramente messa in discussione. Se non ci sono risorse e non c’è personale, è evidente che si sta lavorando per introdurre un’altra sanità anche in Italia, fatta di assicurazioni e cose che non aiutano la povera gente”.

Ischia: “mancano le risorse”

Non è l’unico campanello di allarme da parte del governatore della Campania. Anche su Ischia De Luca lancia il messaggio al nuovo governo: “mancano risorse per i residenti sfollati, per le attività economiche interrotte, per la monetizzazione di alloggi non recuperabili. Sono quelle decisioni di merito, concrete e di buonsenso, che tuttavia richiedono una attenzione. Sinceramente mi pare che non ci sia più quest’attenzione, come era ampiamente prevedibile passate le due-tre settimane dalla tragedia”.

Oggi sull’isola la visita della ministra del Turismo Daniela Santanché su cui De Luca ha spiegato: “è sempre positivo che un ministro stabilisca un rapporto con le categorie economiche. Se arriveranno decisioni concrete esprimeremo apprezzamento, altrimenti manterremo la nostra valutazione critica. Ad oggi non registro l’attenzione necessaria dal punto di vista dell’aiuto concreto”. “Servirebbero decine di milioni di euro – ha precisato De Luca -, noi oggi parliamo della prima emergenza, della messa in sicurezza di quel pezzo di territorio, ma poi c’è il problema generale del piano di ricostruzione di Ischia, che non può non prevedere anche una monetizzazione. Noi dobbiamo dire senza esitazione che le abitazioni collocate in aree geologicamente pericolose vanno demolite. Però mi rendo anche conto che è necessario dare una alternativa economica a una famiglia”. “Ci sarebbe bisogno di uno sforzo unitario – ha concluso il governatore – e la Regione è pronta a una collaborazione con il governo nazionale, però senza liturgie: cerchiamo di fare cose concrete e ragionevoli”. 

Autonomia: “armati fino ai denti”

Sul tema dell’autonomia “noi dobbiamo essere dei pacifici guerrieri, aperti al dialogo ma, essendo armati, pronti a combattere”. “Chiudere in un anno mi pare complicato – ha detto -. La tempistica definita con Calderoli è questa: sei mesi di tempo per definire Lep uguali per tutti i cittadini italiani, poi bisogna approvare una legge parlamentare di inquadramento generale del tema dell’autonomia e poi si apre la discussione di merito. Quindi, mi pare complicato chiudere tutto nel 2023, in ogni caso – ha ribadito De Luca – i punti fermi che abbiamo posto a Calderoli restano tali. Se qualcuno immagina di prendere i residui fiscali nel Nord e trattenerli nel Nord è chiaro che sarà una battaglia durissima. Non faremo passare queste decisioni”.

Congresso Pd: “meglio fine con dolore che un dolore senza fine”

Il governatore non risparmia nemmeno il suo partito con stoccate pungenti. “Il rapporto che c’è fra il congresso del Pd e la realtà della vita è più o meno uguale al rapporto che c’è tra un cartomante e l’astrofisica. Ad oggi non mi pare un congresso, ma una liturgia molto codificata: le donne, i giovani, il rinnovamento, l’età, la carta d’identità, donne a volte usate come soprammobili, giovani cresciuti vecchi prima di diventare adulti. Una liturgia lontana da quello che è un congresso vero, costruito con regole demenziali”.

“Se la situazione rimane questa – aggiunge – sono portato a considerare valida una considerazione: meglio una fine con dolore che un dolore senza fine”.

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