“DIVENTA CIÒ CHE SEI”: QUEL SUSSURRO CHE PASSA ATTRAVERSO I SECOLI – DI ANTONIO GIORDANO

Antonio Giordano* – La realizzazione della propria indole è il compito primario che ciascuno di noi può decidere di assolvere per essere felice.

“Diventa ciò che sei” è il sussurro che passa attraverso i secoli, da un’ode di Pindaro fino agli scritti nietzschiani, dove questa frase e’ frequentemente ripresa sotto forma di esortazione che l’autore fa a se stesso e che invia ai destinatari delle sue lettere. 

Nella sua visione organica, l’uomo è un tutt’uno di corpo, anima e intelletto, irripetibile nella sua unicità ed in grado di realizzare ciò per cui è nato, seguendo le proprie attitudini, i propri bisogni, sviluppando le proprie potenzialità e dando fondo alle risorse della propria personalità. Per diventare ciò che si è, è necessaria la conoscenza di di se stessi e delle proprie inclinazioni. 

In risposta al quesito di Chilone, l’oracolo di Delfi pronuncia il frammento più importante di tutti “Conosci te stesso”, cioè riconosci il limite, la finitezza della natura umana, ma anche la tua forza. Non a caso, dopo la ricostruzione del tempio di Apollo a Delfi, questo frammento viene riportato sulla facciata d’ingresso ed inscritto nella pietra. 

Socrate ne fece il proprio motto e Sant’Agostino esortava l’uomo a cercare nella propria interiorità la radice della verità: “Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas”. 

Dunque, in noi stessi risiedono tutte le risposte alle domande più frequenti e difficili che, dall’origine dei tempi sono state poste in essere. Chi siamo? Perché siamo qui?

Ciascuno di noi possiede tutte le risposte e sa dove trovarle, se non sfugge alla ricerca interiore e si lascia affascinare e mai distrarre daI rumore esterno.

I bambini imparano per processi imitativi poi, con la maturità possono decidere di interrogarsi su ciò che è lo scopo, la direzione che vogliono dare alla propria vita e che non è necessariamente ciò che ereditano dalla famiglia, ma  piuttosto ciò che sentono nel loro “Io” più profondo e che è destinato a venir fuori, anche in tarda età. 

Il patrimonio genetico ha un ruolo fondamentale nella costruzione del destino e del carattere di ogni individuo, nella direzione dei gusti, nelle predilezioni, tuttavia la volontà e’ determinante nel mettere in atto ciò per cui siamo nati, nel voler diventare ciò che realmente siamo.

L’indicatore fondamentale di ogni buon cambiamento è la “pace interiore” che si avverte mentre “con faciltà” si raggiunge il campo a noi destinato.

La genetica comportamentale, cd. Behavioural Genetics,  studia la delicata questione dell’ereditarietà dei geni che indirizzano un determinato comportamento e, cioè, come e quali geni influenzano le nostre scelte abituali es. l’introversione, l’estroversione, le medesime reazioni alla gestione dei problemi. 

Questi studi sono importanti anche rispetto alla determinazione di alcune patologie neurologiche ed effettivamente esiste una connessione tra alcuni geni e le risposte che ciascuno di noi fornisce in date situazioni, ma ciò che realmente orienta la nostra vita è la libertà e la volontà di determinarsi e tali restano, come ci tramanda la cultura greca e la filosofia, le nostre uniche possibilità per diventare “ciò che siamo davvero”.

*presidente Sbarro Institute di Filadelfia – professore Università di Siena, ha coordinato il gruppo programma ambiente e salute Pnrr per il Ministero della Sanità

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