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“UNA MANO SOLIDALE”: STORIA DI UN DISABILE NAPOLETANO CHE A ROMA AIUTA LE FAMIGLIE POVERE

Foto di Alessio Viscardi

Articolo di Alessio Viscardi – “Faccio dialisi, ho problemi al cuore e sono stato operato” esordisce così Domenico Raucci, napoletano ma da trent’anni nella Capitale. Nei mesi del lockdown e dell’emergenza per il coronavirus, lui e il suo amico Tito Bisson hanno preso un furgone per il trasporto delle persone con difficoltà motorie, l’hanno riempito di pasta, sughi e generi alimentari per consegnarli alle famiglie stremate da settimane di chiusura delle attività commerciali. “Una mano solidale”, questo il nome che hanno dato all’iniziativa nel quartiere di Centocelle. Hanno riempito le strade di ceste e sopra ci hanno scritto “Chi ha metta, chi non ha prenda” creando dei pit-stop della solidarietà.

Tutto parte quando una donna in lacrime chiama Tito al cellulare: “Domani non so cosa dare da mangiare ai miei figli”, così lui e Domenico cominciano a portare la spesa a chi non ha più i soldi per mettere un piatto a tavola. “Io campo con trecento euro al mese di pensione d’invalidità” -continua Domenico, mentre con difficoltà carica un paio di casse sul furgone- “Mi arrangio a fare qualche lavoretto per tirare avanti, altrimenti lo Stato ti fa morire di fame”. Nonostante la salute precaria, scende in strada ogni giorno per dare una mano: “Noi napoletani abbiamo il cuore buono, voglio dare una mano a chi è più in difficoltà di me per dimostrare che siamo tutti un’unica nazione”.

Le giornate in quarantena di Domenico sono scandite dalla routine della dialisi: “Vado a farla alle cinque di mattina” e da un po’ di solitudine: “Ho una figlia di tre anni, ma non vive con me perché economicamente non ce la faccio a tenerla e sta con la madre”. Di mezza età, dializzato e cardiopatico, Domenico è forse una delle persone più esposte al Covid19: “Io ho paura del virus, ma finché ce la faccio fisicamente cerco sempre di aiutare gli altri”.

(alessio viscardi)